La rubrica È Tossico – in formato podcast per Quarto Piano e prodotta dal settimanale Mondo Padano – è cura della giornalista Beatrice Silenzi – direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.
Quando un clic dona sollievo emotivo ed allontana la solitudine, è il momento in cui ci si sente padroni di scegliere qualcosa. Anche se dura poco.
I Media bombardano con pubblicità persuasive mentre i negozi digitali, aperti h24 sono come le sirene di Ulisse che cantano offerte imperdibili.
Oggi parliamo di come acquistare cose possa trasformarsi in problema comportamentale; di come gli oggetti accumulati vadano a riempire un vuoto emotivo, fatto di solitudine e silenzio. Parliamo di fame interiore, scambiata per fame di cose e del coraggio per smettere di comprare e iniziare a farsi domande.
Questa è la nuova rubrica podcast per Quarto Piano, prodotta dal settimanale Mondo Padano che, partendo proprio dal mio recente saggio “È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti” racconta storie di dipendenza dei nostri tempi, che toccano e, purtroppo, impattano su rapporti e relazioni.
Lo shopping compulsivo è un tentativo di autocura per lenire sofferenze interiori: perché gli oggetti riempiono (temporaneamente) un silenzio affettivo; perché le cose nuove portano novità nella quotidianità, perché in una vita in cui ci si sente impotenti dal lavoro alle relazioni, l’acquisto è un atto in cui si decide, si agisce e si ottiene un risultato immediato.
Lo shopping insomma funge da anestetico e il piacere che si prova al momento dell’acquisto: quel picco di dopamina, fornisce un sollievo temporaneo alla tristezza.
Una gioia di pochi secondi.
L’oniomania stimola i centri del piacere in modo assai simile al gioco d’azzardo o all’uso di sostanze stupefacenti e esattamente come nell’abuso, col tempo, serve comprare di più, e più spesso, per ottenere lo stesso sollievo.
Dunque, mentre il collezionista cerca oggetti specifici per il piacere di possederli, l’oniomane sta solo cercando di comprare un pezzo di felicità o di sollievo che, purtroppo, non può trovare all’interno di nessun pacco.
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Il citofono aveva suonato a metà mattinata, Laura era scattata in piedi, controllando nervosamente dalla finestra che la macchina di suo marito non fosse tornata per un imprevisto.
Poi il furgone era ripartito e lei aveva aperto il portone ed afferrato quei pacchi di plastica morbida.
Li aveva portati in camera da letto velocemente, tolti dalle confezione e riposti nell’armadio, senza neppure guardarli attentamente.
Sapeva già di cosa si trattava. Aveva fatto un po’ di provviste su un sito di shopping online straniero che le aveva consigliato sua sorella. Non aveva neppure tolto l’etichetta dai tre maglioni e due camicette, ci avrebbe pensato in un secondo momento.
Si sentiva appagata, aveva speso poco, pochissimo!
A pensarci poteva anche comprare quel cappotto che le piaceva così tanto.
Detto fatto.
Il tablet era a portata di mano e l’offerta che le si presentava davanti era ancora più vantaggiosa della sera prima.
Doveva averlo!
La carta di credito era nella borsa, un clic e via! Si sentiva soddisfatta e appagata.
La solitudine in casa era enorme.
Le figlie all’università, il marito che rientrava solo per cena, aveva diritto ad un po’ di felicità. Le televendite proposte dalla tv le erano sempre sembrate molto convenienti.
Nell’ultimo anno aveva comprato di tutto: pentole, materassi, poltrone, accessori per la casa.
Si sentiva stuzzicata da ogni oggetto, accessorio, elettrodomestico. Quando andava a fare la spesa, metteva nel carrello molte più cose di quelle che le servivano davvero, poi, a casa, toglieva dal frigo la roba scaduta e mai aperta.
Seguiva alcune influencer sui social che, truccandosi, proponevano creme e prodotti per il viso.
Aveva deciso di acquistare alcune di quelle cose per sentirsi bella, ma quando il pacco era arrivato, anche i cosmetici e il fon di ultima generazione erano finiti nell’armadietto del bagno.
Tanto non si va mai da nessuna parte!
Che senso ha truccarsi? Si era detta.
Ma già dal primo acquisto, dentro di sè si sentiva dissonante.
L’euforia immediata nel ricevere il pacchetto, evaporava prima ancora di aprirlo e ogni volta si chiedeva se realmente ne aveva bisogno.
Nel tempo la sensazione si era fatta costante: uno strano peso nel petto era diventato la costante della sua vita.
Era come se tutte quelle cose, seppur pagate da lei, non le appartenessero davvero.
Nei bauli in soffitta vi erano vestiti fuori taglia, attrezzi per la palestra mai usati, lampade, scarpe e biancheria mai indossata.
L’atmosfera delle serate era la solita: il marito arrabbiato per i fatturati del trimestre e lei che fissava il telefonino, sentendosi trasparente.
La notte era il momento peggiore. Nel buio della camera, mentre il respiro del marito era regolare e distante, Laura accendeva lo smartphone. La luce blu del display le illuminava il viso stanco.
Scorrendo le app di shopping, i carrelli si riempivano quasi da soli, sentiva di avere bisogno di tutte quelle cosee allo stesso tempo era consapevole del contrario, ma non riusciva a smettere.
Ogni clic era una piccola scossa, un modo per dire a se stessa che poteva ancora scegliere da sola qualcosa per sé.
Un pomeriggio il marito, tornato prima per prendere dei documenti l’aveva trovata seduta sul tappeto del salotto, circondata da otto pacchi appena aperti.
C’erano giacche e maglie, un set di piatti, bottiglie di vino, alcuni libri, lei era rimasta impietrita. “Laura, ma che fai? hai svaligiato un negozio?” aveva gridato lui arrabbiato ma anche molto preoccupato. Lei con un filo di voce aveva inoiziato a raccontargli tutto, realizzando in quel momento che nessun oggetto avrebbe mai potuto riempire il silenzio che le gridava dentro.
Insieme avevano deciso di gestire la situazione, iniziando un percorso che li avrebbe portati ad una maggiore comprensione e rispetto reciproco.
La dipendenza da shopping compulsivo è tutt’altro che una banalità.
L’oniomania, infatti non definisce solo il semplice desiderio di fare acquisti o una mancanza di autodisciplina, ma un vero e proprio disturbo del controllo degli impulsi in cui tutto inizia gradualmente: spesso alla fine di una routine di vita o quando si resta soli.
E no! Non riguarda solo le donne.
Molti uomini soffrono dello stesso problema che non viene percepito come tale perché fare shopping è un modo per prendersi cura di sé. Si comincia con cose necessarie per concentrarsi anche su altro, in un impulso irrefrenabile, intrusivo e ripetitivo ad acquistare oggetti di cui non si ha bisogno o inutili, o che non vengono mai usate ma anzi, spesso lasciate nelle confezioni originali o nascoste negli armadi.
Si compra indipendentemente dalle proprie disponibilità economiche, anche spendendo più di quanto ci si possa permettere, causando debiti o problemi finanziari a tutta la famiglia, a cui si mente, per evitare critiche.
Comprare è una missione: l’accessorio perfetto per la cucina, il set di asciugamani coordinato, l’integratore miracoloso.
Tutto viene scandito.
Lo shopping diventa la principale strategia per gestire lo stress o le emozioni negative.
La mente che si ferma ossessivamente su un oggetto da comprare, la pianificazione della visita in negozio o della ricerca online, il momento dell’acquisto vero e proprio, il distacco dall’oggetto appena lo si acquisisce.
Entrare nei negozi o aspettare l’arrivo del pacco sono situazioni che danno ritmo a giornate vuote.
Poi effettuato l’acquisto, gli oggetti smettono di avere importanza, l’euforia svanisce rapidamente, lasciando spesso il posto ai sensi di colpa, alla vergogna, alla depressione.
Per approfondire queste ed altre dinamiche: È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti







