La rubrica Liberi dalle Dipendenze – con interviste video a professionisti ed esperti – è cura della giornalista Beatrice Silenzi direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione, qui con la dott. Cristina Ombra, psicoterapeuta.
In un’epoca segnata da una perenne sensazione di instabilità, sorge spontanea una domanda che attraversa i confini della geopolitica per insediarsi nel cuore della nostra quotidianità: perché il mondo sembra andare a rotoli?
Non si tratta solo dei conflitti che leggiamo sui giornali, ma di una frattura profonda nel nostro “microcosmo” di esseri umani.
Il punto di partenza di questa deriva è, paradossalmente, nel nostro frigorifero. Alessandra Vecchi sottolinea un dettaglio che è metafora del nostro tempo: oggi mangiamo fragole a gennaio.
Quarant’anni fa, questo non era solo impossibile, ma non era nemmeno una pretesa. Eravamo adeguati al flusso delle stagioni.
Questo distacco dalla natura non è solo una questione alimentare, ma esistenziale. “Le stagioni determinano il flusso delle nostre stagioni interne,” spiega Alessandra. L’autunno è il tempo del riposo, l’inverno del letargo e dell’attesa, la primavera della fioritura e l’estate del fulgore.
Perdendo il contatto con il ciclo della terra, abbiamo perso l’aderenza al concreto.
Viviamo nell’illusione che “tutto sia possibile sempre”, un pensiero che ci sposta dal centro e ci rende vulnerabili, pronti a seguire chiunque si faccia capofila di un’idea, anche se assurda o illogica.
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Siamo figli di un indottrinamento sottile e costante. Dai mass media ai social network, tendiamo a muoverci come un piccolo gregge che segue leader gerarchici in famiglia, nelle aziende o in politica.
È una scelta di comodità: seguire è più facile che pensare. Tuttavia, questa flessibilità ci rende manipolabili.
Mancano le “personalità forti” di un tempo, quelle tempra nate dal lavoro duro e dal rispetto dei limiti.
Oggi, in un mondo che livella le differenze e ci vuole tutti conformati, la mente pensante è diventata merce rara.
La conseguenza è una società caotica, dove trovare equilibrio e senso diventa un’impresa titanica.
Uno dei passaggi più provocatori della riflessione di Alessandra Vecchi riguarda l’infantilismo dilagante. Ci guardiamo intorno e vediamo adulti di quarant’anni che, emotivamente, sono rimasti fermi ai quindici o addirittura ai quattro anni.
È la dinamica dell’asilo: il sotterfugio, il nascondersi, il dire “non sono stato io, è stata lei”.
Questo rifiuto di crescere ci inchioda in un mondo emozionale che non ci appartiene più, ma che ci rassicura perché ci esenta dalle responsabilità. Si preferisce rimanere nell’ombra, nella “tenebra” dell’infantilismo, piuttosto che affrontare la luce della maturità, che richiede sforzo, impegno e, soprattutto, parola.
La parola, però, prima di essere voce deve essere emozione e pensiero: un incontro con se stessi che molti evitano accuratamente.
Alleanze nella falsità e prigioni d’argento
Nelle relazioni moderne, sembra molto più semplice creare alleanze sulla falsità piuttosto che sulla verità.
“Ci si allea nel nascondimento,” osserva Alessandra. Si costruiscono relazioni basate sulla trasparenza apparente, ma che in realtà sono prigioni dalle sbarre d’argento. Ci si illude di proteggere un pezzo di sé mentendo o usando superficialità, ma il risultato è l’immobilità.
La comunicazione limpida è l’unico territorio in cui è possibile una vera relazione.
Eppure, oggi il territorio sembra appartenere a chi è più bravo a “fregare” l’altro.
Questo non accade solo nei grandi scenari politici, ma nelle amicizie e nelle famiglie, dove la maturità è stata sostituita da un marketing dell’immagine.
Siamo diventati attori di una serie TV, poco aderenti alla realtà tangibile, preoccupati di apparire “superfichi” e conformati ai canoni del momento.
C’è però una via d’uscita, ed è la riscoperta della fragilità. Alessandra Vecchi condivide un ricordo personale toccante legato a suo padre, un uomo che ha passato la vita a mascherare la propria paura dietro una corazza.
Solo attraverso la malattia, egli ha trovato il coraggio di mostrare la sua fragilità e, per la prima volta, di amare pienamente la donna che aveva accanto.
“L’amore a volte ci rende fragili,” afferma Alessandra, “ma ne vale la pena, perché l’amore ci rende vivi, mentre tutto il resto ci rende morti viventi.”
Spesso nascondiamo la nostra parte fragile per paura di essere abbandonati o giudicati deboli. Tuttavia, è proprio svelando quel pezzo di noi che possiamo attrarre persone autentiche, capaci di una corrispondenza reale.
Se io mi nascondo, anche l’altro si nasconderà, e finiremo per fregarci a vicenda.
“È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti” è il mio libro in cui vengono trattate le forme di dipendenza, le cause, le possibilità di guarigione attraverso la consapevolezza.







