La rubrica MetaComunicazione – con interviste video a professionisti ed esperti – è cura della giornalista Beatrice Silenzi direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione, qui con lo psicanalista, scrittore, orientalista Gianluca Magi

L’Immaginazione è il Motore del Futuro

Oltre l’Omologazione, verso il pensiero Divergente

Cosa si vede per prima cosa spolverando una vecchia lampada di ottone, rimasta nascosta per secoli in una grotta magica? La domanda, posta da Gianluca Magi — scrittore, psicanalista e profondo conoscitore delle tradizioni orientali — non è un semplice indovinello, ma un sasso lanciato nello stagno della mente.

La risposta non risiede nell’oggetto, ma nel riflesso: la prima cosa che si vede siamo noi stessi. Ed è da questo riflesso che inizia il viaggio verso la comprensione di quella facoltà umana tanto preziosa quanto trascurata: l’immaginazione.

In un’epoca dominata da algoritmi e procedure, Gianluca Magi ci invita a riconsiderare l’immaginazione non come un’evasione infantile, ma come la risorsa strategica più importante per il XXI secolo. Il futuro, sostiene Magi, non appartiene a chi sa replicare il presente, ma a chi possiede il coraggio di immaginarlo diverso.

Uno degli aneddoti più folgoranti condivisi da Magi riguarda un incontro avvenuto al MoMA di New York con un alto funzionario del governo di Pechino.
In passato, la Cina aveva sistematicamente messo all’indice la letteratura fantastica e fantascientifica. Tuttavia, negli ultimi anni, le librerie di Pechino si sono riempite di copie del 
Signore degli Anelli e di romanzi di genere. Perché questo cambio di rotta?

La risposta del funzionario è stata disarmante: “Ci siamo accorti che i nostri cittadini erano eccellenti nel replicare progetti altrui, ma incapaci di innovare o inventare”.
Analizzando i giganti del Big Tech americano — da Apple a Google, da Facebook a Microsoft — la delegazione cinese ha scoperto un denominatore comune: i progettisti del futuro, da bambini, avevano divorato fantascienza e fiabe.

Avevano ragione Albert Einstein e la sua celebre massima: “Se volete che un bambino sia intelligente, leggetegli delle fiabe; se volete che sia più intelligente, leggetegliene ancora di più”. La fiaba non è un racconto falso, è una palestra per il muscolo della possibilità.

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Spesso facciamo confusione tra termini che nel vocabolario di Magi hanno pesi specifici molto diversi.
La 
fantasia è spesso una produzione “a vanvera”, un vagabondaggio mentale privo di struttura.
L’
immaginazione, invece, è la facoltà di elaborare progetti, di dare forma a ciò che ancora non esiste ma che può essere realizzato.
Infine, la 
creatività è l’atto esecutivo, il carburante che trasforma l’immagine in realtà. Senza immaginazione, la creatività è un motore senza benzina.

Questa distinzione è fondamentale per comprendere come la lettura influenzi il nostro cervello in modo radicalmente diverso rispetto alla visione di un film. Durante la lettura, le macchie d’inchiostro sulla pagina si trasformano in lettere, poi in parole che, come dice suggestivamente Magi, “fanno l’amore tra loro” per generare immagini interiori.

Questo processo neurofisiologico attiva “autostrade” cerebrali che nei soggetti analfabeti o passivi rimangono chiuse. Leggere è, a tutti gli effetti, un atto di bio-hacking che potenzia la nostra capacità di visione.

Il cuore della riflessione di Magi tocca il sistema educativo e sociale contemporaneo, che sembra aver dichiarato guerra all’intelligenza divergente a favore di quella convergente.

L’intelligenza convergente è quella che cerca la soluzione all’interno di un perimetro già tracciato. È binaria (0-1, sì-no), tipica dei software e dei test a risposta multipla. È l’intelligenza utile al potere, perché crea una società omologata, dove tutti desiderano le stesse cose e pensano all’interno dello stesso recinto.

L’intelligenza divergente, al contrario, è quella che ribalta il tavolo. È l’intelligenza di Copernico, che invece di cercare soluzioni all’interno del geocentrismo, ha spostato il centro del sistema al Sole. È la capacità di vedere un falso problema o di trovare connessioni inedite tra cose apparentemente distanti. Oggi, tra esami di maturità basati su crocette e quiz di ammissione universitari standardizzati, questa facoltà rischia l’atrofia.

Magi avverte che stiamo scivolando dall’Umanesimo a quello che definisce un “dis-umanesimo”. In un mondo dove l’omologazione è la norma, si perde anche l’empatia.
L’empatia, infatti, richiede immaginazione: per sentire ciò che prova l’altro, devo essere capace di “immaginarmi” nei suoi panni. Senza questa capacità, diventiamo atomi isolati, facili da manipolare.

Il potere attuale non agisce come un “buon padre di famiglia”. Al contrario, trae vantaggio da una massa che non sa più immaginare alternative allo status quo. Quando la società ti addita come “strano” perché cerchi di uscire dai binari, sta semplicemente tentando di proteggere la propria struttura convergente.

Per illustrare come l’intelligenza divergente possa cambiare il mondo reale, Magi cita l’invenzione del pick-up. Per anni, gli agricoltori americani rimuovevano il sedile posteriore dalle prime auto Ford per caricare merci.
Solo quando qualcuno a Detroit ebbe l’empatia e l’immaginazione di guardare la realtà con occhi nuovi, nacque l’autocarro cassonato. Non si trattava di inventare una tecnologia nuova, ma di interpretare un bisogno vecchio con una forma diversa.

Allo stesso modo, la lezione dello psichiatra Milton Erickson ci insegna che la soluzione ai nostri problemi, anche quelli più invalidanti, è spesso già presente nel nostro inconscio.
Dobbiamo solo avere l’immaginazione necessaria per pescare in quel bacino di esperienze rimosse e reinventare il nostro futuro.

Se è vero che il mondo sta diventando “sempre meno abitabile”, l’unica via d’uscita non è la fuga, ma la ricostruzione immaginativa. L’appello di Gianluca Magi è un invito all’allenamento quotidiano: leggere, interrogarsi, uscire dagli schemi binari del “mi piace/non mi piace” e tornare a essere creatori di mondi, non solo consumatori di scenari pre-programmati.

Il futuro non è un destino ineluttabile che ci cade addosso; è un edificio che costruiamo oggi con i mattoni della nostra immaginazione.
Spolveriamo quella lampada di ottone: ciò che vedremo non è un genio che esaudisce desideri, ma il nostro riflesso pronto a riprendere in mano le redini del proprio destino cognitivo e spirituale.

Se vuoi conoscere ulteriormente i meccanismi della comunicazione: Fabbrica della Comunicazione: Il Linguaggio dei Media

Beatrice