La rubrica Liberi dalle Dipendenze – con interviste video a professionisti ed esperti – è cura della giornalista Beatrice Silenzi direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione, qui con la dott. Cristina Ombra, psicoterapeuta.

Il mondo dell’ipnosi esercita da sempre un fascino magnetico. Per molti è un territorio di confine tra la scienza e il mistero, un’esperienza che promette di svelare segreti nascosti nelle profondità del nostro essere.

Eppure, come spiega la dottoressa Cristina Ombra, psicoterapeuta esperta in psicoterapia ipnotica ericksoniana e meditazione, l’ipnosi è molto più di una curiosità da palcoscenico: è uno stato di attenzione focalizzata che permette di accedere a risorse interiori altrimenti soffocate dal rumore della vita quotidiana.

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Che cos’è l’ipnosi?

Contrariamente all’immagine stereotipata del pendolino e della perdita di sensi, l’ipnosi è una dimensione naturale della coscienza. Milton Erickson, il padre della moderna psicoterapia ipnotica, sosteneva che “tutto è ipnosi, niente è ipnosi”.
Con questa affermazione intendeva sottolineare come l’essere umano fluttui costantemente tra diversi stati di coscienza.

Lo stato ipnotico terapeutico non è un “dormire”, ma un momento di estrema lucidità interiore in cui le difese dell’ego si abbassano, permettendo al soggetto di percepire stati emotivi e sensoriali che solitamente restano nell’ombra.

Questa pratica si integra perfettamente con la meditazione mindfulness e la tradizione buddhista. Entrambe mirano allo sviluppo dell’Anatta, il “non sé”: la consapevolezza di non essere semplicemente il nostro ego, le nostre credenze o i nostri traumi infantili.

Come una matrioska o gli strati di una cipolla, l’ipnosi e la meditazione ci permettono di rimuovere le sovrastrutture accumulate negli anni per arrivare al nucleo autentico della nostra identità.

Il labirinto dell’ipnosi regressiva

Uno dei temi che suscita maggiore curiosità è senza dubbio l’ipnosi regressiva. Esistono, tuttavia, distinzioni fondamentali da fare. Da un lato c’è la regressione d’età di stampo clinico: uno strumento prezioso che permette al paziente di tornare indietro lungo il proprio asse temporale per sciogliere nodi emotivi legati a eventi passati, magari dimenticati o mal interpretati, portando chiarezza e guarigione.

Dall’altro lato troviamo l’ipnosi regressiva alle vite passate, un ambito spesso circondato da suggestioni fantasiose. Sebbene affascinante, la dottoressa Ombra avverte sui rischi di questa pratica se non gestita da professionisti seri.
Il pericolo principale è la creazione di “falsi ricordi”: in uno stato di trance, se il terapeuta utilizza tecniche manipolatorie, può involontariamente (o volontariamente) installare memorie non reali nella mente del soggetto.

L’ipnosi non deve essere un modo per alimentare l’ego — immaginando di essere stati Napoleone o Cleopatra — ma un percorso per comprendere come funzioniamo nel presente.

Ipnosi, EMDR e il trauma

Nella cassetta degli attrezzi della psicoterapia moderna, l’ipnosi si distingue da altre tecniche come l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).
Mentre l’EMDR è un protocollo mirato, spesso usato come un “pronto soccorso” per elaborare traumi specifici (come avvenuto per i superstiti del crollo del Ponte Morandi o dei terremoti), la psicoterapia ipnotica è un percorso più ampio e strutturato.
L’ipnosi lavora sulla relazione tra terapeuta e paziente, il cosiddetto rapport, e utilizza il linguaggio del corpo, il tono della voce e le metafore per attivare le capacità di autoguarigione del sistema nervoso.

Siamo tutti ipnotizzabili?

Non tutti possono accedere con la stessa facilità allo stato di trance. Esistono scale di ipnotizzabilità che misurano la capacità di una persona di lasciarsi andare.
Chi è molto rigido o diffidente oppone resistenze razionali che impediscono l’induzione.
Inoltre, l’ipnosi è sconsigliata in presenza di gravi stati depressivi o disturbi post-traumatici complessi che potrebbero destabilizzare l’equilibrio psichico del soggetto.

Non è una bacchetta magica per “cambiare qualcuno” su richiesta, ma un canale che richiede fiducia reciproca e una solida preparazione clinica.
Risvegliarsi dal “Pilota Automatico”
Forse la rivelazione più sorprendente è che la maggior parte di noi vive già in uno stato di trance ipnotica quotidiana: è il cosiddetto “pilota automatico”. Siamo così identificati con i nostri pensieri e preoccupazioni da non vivere mai realmente nel presente.

Il vero obiettivo dell’ipnosi terapeutica, dunque, coincide con quello della mindfulness: il risveglio interiore. Attraverso il disvelamento del sé, impariamo a riconoscere chi siamo veramente, al di là di ciò che ci è stato fatto credere di dover essere.

È un invito a uscire dal “film” della nostra percezione soggettiva per abbracciare una vita più autentica e consapevole, ricordandoci che, nonostante le fatiche e i traumi, possediamo potenzialità inespresse capaci di portarci molto più lontano di quanto avremmo mai immaginato.

“È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti” è il mio libro in cui vengono trattate le forme di dipendenza, le cause, le possibilità di guarigione attraverso la consapevolezza.

Beatrice