La rubrica Liberi dalle Dipendenze – in formato podcast è cura della giornalista Beatrice Silenzi – direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.
Per millenni l’essere umano ha combattuto contro un nemico preciso e riconoscibile: la mancanza. La storia della civiltà è una lunga cronaca di inseguimenti – animali da cacciare, campi da dissodare, scorte da accumulare per sopravvivere agli inverni e alle carestie.
La fame ha modellato miti, guerre, migrazioni e invenzioni.
Oggi, però, ci troviamo davanti a un paradosso senza precedenti nella nostra storia evolutiva: non soffriamo più perché il cibo scarseggia, ma perché è ovunque.
Per la prima volta, l’umanità rischia di soccombere non alla privazione, ma all’eccesso.
Le più recenti proiezioni pubblicate su The Lancet non sono semplici numeri: sono una diagnosi globale.
Se la traiettoria attuale non verrà corretta, entro il 2050 quasi sei adulti su dieci nel mondo saranno in sovrappeso o obesi.
Non è una previsione astratta: è una tendenza già in piena accelerazione.
Per capire quanto sia rapido questo cambiamento, basta tornare indietro di poco più di trent’anni.
Nel 1990, gli adulti con problemi di peso erano circa 731 milioni. Un dato importante, certo, ma ancora contenuto.
In appena tre decenni, quella cifra è quasi triplicata, superando i 2 miliardi nel 2021. E se questo è già allarmante, ciò che preoccupa davvero la comunità medica è il futuro delle nuove generazioni.
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Bambini e adolescenti stanno ingrassando più velocemente degli adulti: entro il 2050 l’aumento previsto è del 121 per cento, con circa 360 milioni di giovani che cresceranno con alterazioni metaboliche, infiammazioni croniche e un rischio precoce di malattie un tempo riservate alla terza età. Questa epidemia non colpisce tutti allo stesso modo.
L’obesità segue le linee della globalizzazione, delle disuguaglianze economiche e dei cambiamenti culturali. L’Oceania rappresenta oggi uno degli epicentri più drammatici: in molte isole del Pacifico, le diete tradizionali basate su pesce, tuberi e alimenti freschi sono state soppiantate da prodotti industriali importati, ricchi di calorie e poveri di nutrienti.
Micronesia e Polinesia guidano queste statistiche, seguite dagli Stati Uniti. Subito dopo arrivano Nord Africa, Medio Oriente e America Latina: regioni che fino a pochi decenni fa combattevano la denutrizione e che oggi si trovano intrappolate nel cosiddetto “doppio carico della malnutrizione”, dove carenze vitaminiche convivono con un eccesso di calorie vuote.
L’Italia non fa eccezione. La dieta mediterranea, per anni considerata un modello di equilibrio e prevenzione, sta lentamente perdendo terreno. Circa il 40 per cento degli adulti è fuori dai parametri del peso forma e il Paese figura tra quelli con i più alti tassi di obesità infantile in Europa.
Le abitudini quotidiane sono cambiate: merendine confezionate, bevande zuccherate e snack pronti hanno progressivamente rimpiazzato frutta, verdura e pasti condivisi.
A questo si aggiunge un progressivo impoverimento del movimento quotidiano: città progettate per le auto più che per le persone, pochi spazi verdi, piste ciclabili discontinue e un tempo libero sempre più assorbito dagli schermi.
In questo contesto, il concetto stesso di “porzione” si è dissolto. Il senso di sazietà è stato alterato, confuso con la semplice sensazione di pienezza. Mangiare non risponde più a un bisogno fisiologico, ma a stimoli continui, emotivi e ambientali.
Ridurre l’obesità a una questione estetica è un errore grave.
Il tessuto adiposo non è una massa passiva: è un organo metabolicamente attivo che produce sostanze infiammatorie, interferisce con l’equilibrio ormonale e altera il funzionamento di numerosi sistemi dell’organismo.
Le conseguenze sono ormai ben note, ma non per questo meno inquietanti. Il diabete di tipo 2, un tempo definito “dell’adulto”, viene oggi diagnosticato con sempre maggiore frequenza nei bambini. Ipertensione e aterosclerosi iniziano a svilupparsi già in giovane età.
Sul piano psicologico, poi, lo stigma sociale e l’isolamento alimentano depressione e comportamenti compulsivi, creando un circolo vizioso in cui il cibo diventa rifugio e prigione allo stesso tempo.
Attribuire tutto alla mancanza di forza di volontà è una semplificazione comoda, ma falsa. Viviamo immersi in un ambiente profondamente “obesogenico”, costruito per spingerci a mangiare di più e muoverci di meno.
L’industria alimentare ha imparato a perfezionare il cosiddetto bliss point: quella combinazione precisa di zuccheri, grassi e sale che rende un prodotto irresistibile, capace di aggirare i normali segnali di sazietà del cervello.
Non è una debolezza individuale: è un sistema progettato per funzionare così. Se questa tendenza non verrà invertita, il 2050 rischia di diventare l’anno del collasso sanitario globale. Ospedali sovraccarichi, costi insostenibili, carenza di strutture per dialisi, farmaci e terapie croniche.
Un mondo in cui miliardi di persone saranno malate non per mancanza di cibo, ma per il suo abuso sistemico.
Le risposte possibili esistono e sono già sul tavolo. Molti Paesi stanno valutando politiche fiscali mirate, come l’aumento del prezzo delle bevande zuccherate e degli alimenti ultra-processati, affiancate da incentivi alla produzione locale di frutta e verdura.
Le città possono e devono tornare a essere spazi camminabili, sicuri, pensati per il corpo umano e non solo per il traffico.
L’educazione alimentare dovrebbe diventare una materia centrale nei programmi scolastici, al pari della matematica e della lingua.
La pubblicità di cibi ultra-processati rivolta ai minori va drasticamente limitata. Alla fine, la questione è culturale prima ancora che medica.
Siamo chiamati a scegliere se restare spettatori di un mondo che ingrassa e si ammala, o se assumerci la responsabilità di ripensare il nostro rapporto con il cibo, il movimento e il tempo.
Il 2050 può sembrare lontano, ma le persone che allora avranno trent’anni sono già qui.
Il loro futuro dipende da ciò che oggi decidiamo di mettere – o di togliere – dai loro piatti, restituendo spazio, equilibrio e luce a un gesto antico come il nutrirsi.
E se vuoi approfondire le dinamiche di alimentazione disfunzionale e comportamenti devianti, anche sul web, ti consiglio il saggio: È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti







