La rubrica Liberi dalle Dipendenze – in formato podcast è cura della giornalista Beatrice Silenzi – direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.
I viaggi all’estero per sottoporsi a interventi di chirurgia plastica o trattamenti estetici rappresentano le peculiarità di un fenomeno mondiale pressoché inarrestabile: un numero sempre crescente di persone, spinte dal desiderio di migliorare il proprio aspetto fisico e attirate dalla prospettiva di costi più bassi, sceglie di varcare i confini nazionali per ottenere un “ritocchino” a prezzo vantaggioso.
Non si parla più di una possibilità per pochi, ma di una vera e propria industria globale, alimentata da pacchetti all inclusive che combinano benessere, bellezza e relax in un’unica soluzione di viaggio.
Alla base di questa tendenza c’è il desiderio di guardarsi allo specchio e vedersi più giovani, più belli, più soddisfatti della propria immagine.
Eppure, accanto al richiamo di un naso più proporzionato, di un seno più tonico o di un viso dai contorni definiti, esiste una realtà ben più complessa fatta di scelte delicate e ponderazioni necessarie.
Il cosiddetto “turismo estetico” affascina perché promette interventi accessibili e organizzati nei minimi dettagli, ma nasconde anche insidie che possono trasformare il sogno di una bellezza ritrovata in una cocente delusione o, peggio ancora, in un problema di salute.
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Questa ricerca della perfezione estetica senza confini si nutre di molti fattori: dalla diffusione mondiale di modelli di bellezza omologati dai media e dai social network, alla facilità con cui oggi è possibile viaggiare da un continente all’altro, fino alla crescente pressione sociale che spinge a mostrarsi sempre al meglio.
In questo scenario, l’allettante risparmio economico e l’idea di un trattamento vissuto quasi come una vacanza possono far passare in secondo piano aspetti cruciali quali la qualità dell’assistenza medica, la sicurezza degli interventi e la gestione accurata del decorso post-operatorio.
Diventa dunque fondamentale esaminare con occhio critico le motivazioni che spingono tante persone verso questi “viaggi della bellezza”, valutarne i rischi nascosti e conoscere le precauzioni indispensabili per compiere scelte davvero consapevoli. Migliorare il proprio aspetto è una decisione legittima, ma va presa mettendo sempre al primo posto la tutela della salute e della sicurezza personale.
La prima motivazione che porta a scegliere un intervento all’estero è essenzialmente di natura economica: in alcune destinazioni, infatti, i prezzi sono fino al 60% più bassi rispetto a quelli praticati in Italia: un richiamo fortissimo per chi sogna di migliorare il proprio corpo senza spendere una fortuna.
L’idea di ottenere un risultato analogo a quello garantito in patria, ma a un costo dimezzato, è di per sé un incentivo enorme e, a rendere la proposta ancora più seducente, sono le offerte tutto compreso studiate ad hoc: veri e propri pacchetti che includono il volo aereo, il soggiorno in hotel, i trasferimenti, eventuali servizi turistici e naturalmente l’intervento chirurgico.
In questo modo l’operazione viene presentata quasi come parte di una piacevole villeggiatura, con tanto di comfort e svago annessi.
Il rovescio della medaglia è che la formula “chirurgia + vacanza” può far perdere di vista la reale portata di un’operazione medica.
Affascinati dal prezzo conveniente e dall’idea di concedersi un viaggio esotico, alcuni pazienti finiscono per sottovalutare dettagli fondamentali come la qualità dell’assistenza sanitaria offerta e gli effettivi standard di sicurezza con cui verrà eseguito l’intervento.
Ciò che viene pubblicizzato come un semplice ritocco inserito in una settimana di relax è pur sempre una procedura chirurgica a tutti gli effetti, con rischi, esigenze e potenziali complicazioni come qualsiasi altro intervento.
Uno degli aspetti più critici riguarda la gestione del post-operatorio. Anche rivolgendosi a medici esperti in cliniche moderne oltreconfine, il vero pericolo spesso risiede nella fretta di tornare a casa subito dopo l’intervento.
Molti pazienti, infatti, trascurano il fatto che dopo un’operazione – anche se di chirurgia estetica – è fondamentale concedersi un adeguato tempo di recupero e sottoporsi a controlli medici approfonditi, necessari per prevenire o affrontare sul nascere eventuali complicazioni.
Se si rientra in Italia pochi giorni dopo l’operazione, diventa molto più difficile intercettare quei piccoli segnali d’allarme che possono indicare un problema: un’infezione, una reazione avversa o una cattiva cicatrizzazione della ferita.
La distanza geografica complica il monitoraggio: i controlli a distanza – come videoconferenze o l’invio di fotografie al chirurgo estero – raramente riescono a sostituire la valutazione diretta di un medico.
Ecco perché chi si sottopone a un intervento fuori dai confini nazionali dovrebbe programmare di trattenersi sul posto il tempo necessario per effettuare dal vivo tutte le visite di controllo post-operatorie consigliate.
Bisogna inoltre mettere in conto che, se dovessero insorgere complicazioni, il soggiorno potrebbe dover essere prolungato ben oltre il previsto, facendo lievitare i costi complessivi dell’operazione e del viaggio.
Ma che succede se, nonostante le cautele, qualcosa va storto una volta tornati a casa? Il primo istinto è naturalmente quello di contattare la clinica dove si è svolto l’intervento per chiedere assistenza.
Non sempre però le strutture estere garantiscono un supporto continuativo ai pazienti internazionali, né dispongono di un referente medico sul territorio italiano.
Così, di fronte a una complicanza post-operatoria molti pazienti si ritrovano da soli ad affrontare la situazione. In assenza di un appoggio diretto dall’estero, la soluzione più immediata diventa quella di rivolgersi a un chirurgo locale per rimediare al problema. In teoria, ogni clinica o chirurgo dovrebbe prevedere una sorta di collaborazione con professionisti nel Paese d’origine del paziente, così da assicurare un filo diretto per le emergenze o i controlli successivi.
Invece, nella realtà attuale, chi incorre in complicazioni dopo un “ritocco” all’estero, spesso non ha altra scelta se non quella di sottoporsi a un secondo intervento correttivo in Italia, sostenendo di tasca propria tutti i costi secondo le tariffe nazionali, un epilogo che comporta un impatto economico aggiuntivo che molto spesso annulla completamente il risparmio iniziale.
L’entusiasmo intorno ai viaggi della bellezza spesso lascia un’ombra: visite e operazioni correttive necessarie per rimediare a risultati deludenti o addirittura a veri e propri errori chirurgici commessi altrove sono un dato di fatto.
Non solo. Il paziente spesso pur non subendo errori medici si dichiara insoddisfatto del risultato estetico e la prima tappa dovrebbe essere quella di confrontarsi con la clinica originaria, spiegare le proprie rimostranze e valutare possibili soluzioni insieme al team che ha operato.
Non sempre però questa strada è percorribile, specie se è logisticamente difficile (quando non impossibile) tornarvi.
L’unica via praticabile diventa spesso quella di affidarsi a un chirurgo plastico qualificato in Italia per un intervento di revisione. In frangenti del genere è fondamentale poter fornire al nuovo specialista tutta la documentazione relativa alla procedura eseguita all’estero: cartelle cliniche, dettagli sull’operazione, tipo di protesi o materiali utilizzati, referti e fotografie del pre e post-intervento.
Solo disponendo di un quadro completo della situazione il medico potrà valutare come intervenire in modo mirato per correggere i difetti o i danni riportati.
È importante tenere a mente, inoltre, che un eventuale intervento bis correttivo avrà costi interamente a carico del paziente secondo i prezzi in vigore sul territorio nazionale, eliminando del tutto qualsiasi risparmio ottenuto inizialmente.
Anzi, sommando le spese sostenute all’estero e quelle per il successivo intervento in Italia, il conto finale può risultare ben più salato rispetto a quello di un singolo intervento eseguito in origine in una clinica italiana di alto livello.
In paesi dove il costo della vita e della sanità è molto più basso rispetto all’Italia è naturale che anche un intervento estetico venga proposto a prezzi sensibilmente ridotti.
Ma quando le cifre appaiono troppo basse, è necessario mantenere un sano scetticismo: il risparmio potrebbe essere su attrezzature e materiali, personale con minore esperienza o qualifiche non all’altezza, oppure il mancato rispetto di rigorosi protocolli di sicurezza e sterilizzazione.
Prima di prendere una decisione, quindi, è fondamentale informarsi a fondo sulla clinica e sul chirurgo a cui ci si affiderà.
Il web, da questo punto di vista, può rivelarsi un alleato prezioso: consultare le recensioni di altri pazienti, verificare le qualifiche e l’esperienza del medico e cercare notizie sull’affidabilità della struttura sono passi obbligati per chi vuole ridurre al minimo le incognite.
Un altro aspetto da non trascurare è assicurarsi che la clinica scelta adotti standard elevati di igiene e sicurezza. Sale operatorie dotate di apparecchiature moderne, procedure di sterilizzazione rigorose, presenza di un’équipe anestesiologica preparata a gestire le emergenze.
E se vuoi approfondire le dinamiche di dipendenze e comportamenti devianti, ti consiglio il saggio: È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti







