La rubrica È Tossico – in formato podcast per Quarto Piano e prodotta dal settimanale Mondo Padano – è cura della giornalista Beatrice Silenzi – direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.

Un’ombra si muove silenziosa tra le pieghe della modernità, è un’onda che promette onnipotenza, ma a caro prezzo.
Un sussurro di libertà, un invito a superare i limiti, a spegnere la stanchezza, la sostanza agisce riscrivendo la chimica del desiderio.
Altera il ritmo del cuore, accelera i pensieri, trasforma il mondo in un palcoscenico dove ci si sente, per pochi istanti, protagonisti assoluti.
Eppure la sua vera natura emerge nel vuoto che segue l’euforia.
Quando il piacere smette di essere scelta per diventare necessità, schiavitù invisibile che svuota tasche, sogni e relazioni.

Questa è la nuova rubrica podcast per Quarto Piano, prodotta dal settimanale Mondo Padano che, partendo proprio dal mio recente saggio “È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti” racconta storie di dipendenza dei nostri tempi, che toccano e, purtroppo, impattano su rapporti e relazioni.

A differenza di altre droghe, la cocaina non manifesta una sindrome da astinenza fisica eclatante, ma agisce per sottrazione, producendo una devastazione psichica fatta di paranoie, ansia acuta e gravi rischi organici come ipertensione, fino all’ictus o all’infarto.
Per chi ne è prigioniero, la sostanza smette di essere un piacere e diventa un requisito indispensabile per sopravvivere, l’unico scudo apparente contro l’abissale depressione che si spalanca in ogni intervallo tra una dose e l’altra.
Affrontare questa grave dipendenza richiede un approccio multimodale: non esistendo infatti un “antidoto” universale, la terapia deve essere necessariamente integrata e cucita su misura per ogni individuo.

Il primo passo fondamentale è l’accesso ai servizi territoriali, come il SerD (Servizio per le Dipendenze) o centri specializzati accreditati.
Qui, l’obiettivo primario è la gestione dei sintomi depressivi e dell’insonnia attraverso stabilizzatori dell’umore, affiancati da un percorso psicoterapeutico essenziale per aiutare il paziente a mappare le situazioni a rischio, dominare il desiderio e costruire difese solide contro le ricadute.
Bisogna infatti essere consapevoli che quel desiderio di consumo, compulsivo e irrefrenabile, potrebbe riaffiorare anche dopo anni di sobrietà, alimentato da una memoria a lungo termine che resta incisa nel sistema nervoso.
Dunque uscire dal tunnel della cocaina è una sfida nel rieducare se stessi per tornare a sentirsi vivi.

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C’è stato un tempo in cui Giovanni guardava il mondo in perenne attesa.
Era un ragazzo dai movimenti veloci e dai pensieri troppo affollati per la statica provincia in cui era cresciuto.
La sua giovinezza non mancava di risorse economiche, ma abbondava di svogliatezza, di noia, di curiosità.
Il primo incontro con la cocaina era avvenuto per caso, in una serata in cui l’aria sembrava troppo densa da respirare.
Era in un bagno stretto, sotto un neon che ronzava come un insetto arrabbiato.
Non si era accorto di alcun pericolo, c’erano altri insieme a lui, tutti lì per lo stesso motivo.

Quando la sostanza era entrata nel suo sangue, il mondo aveva smesso di essere opaco e lui era la versione migliore di se stesso: più intelligente, più affascinante, più simpatico degli altri.
La timidezza che lo aveva sempre impacciato si era sciolta come d’incanto, lasciando il posto a una sicurezza d’acciaio. Una, due, dieci, trenta volte… aveva perso il conto di quante situazioni aveva vissuto in pochi mesi che gli avevano fatto provare simili sensazioni.
Un accessorio di lusso per l’anima, così l’aveva battezzata.

Giovanni usava la cocaina per accendere le serate, per ridere più forte, per restare sveglio fino all’alba per studiare, per avere successo con le donne.
Camminava per le strade sentendosi padrone di un regno invisibile, senza accorgersi che il suo centro di gravità diventava tutt’altro che permanente.
La cocaina gli era diventata indispensabile, ma allo stesso tempo gli succhiava parecchi soldi. In breve tempo aveva esaurito il fondo per gli studi di diverse migliaia di euro che i genitori avevano messo da parte con fatica.

Il piacere dell’inizio poi gli lasciava addosso, la necessità del gesto. Ne aveva bisogno. Le sue giornate erano colorate di bianco elettrico del momento di euforia e di nero pece del crollo che seguiva.
Senza la cocaina, il mondo gli appariva privo di stimoli, di sapore, i suoni ovattati, le persone intorno a lui sembravano muoversi a rallentatore.
Mentiva con tutti di quanto stesse accadendo e lo faceva con una naturalezza che quasi lo spaventava nei rari momenti di lucidità.

Bugie ai genitori per ottenere ulteriore denaro, bugie agli amici per giustificare i suoi improvvisi sbalzi d’umore.
Il suo fisico atletico e scattante, mostrava segni di un’usura precoce: gli occhi spesso sbarrati o spenti dalle occhiaie, non riuscivano più a sostenere lo sguardo di chi gli voleva bene.
Era diventato un fantasma che abitava la sua stessa vita. La sua mente era un guscio occupato da un unico pensiero tirannico: come riuscire a procurarsi la dose successiva.

Una mattina d’inverno, la madre lo aveva trovato seduto sul pavimento della cucina, con il cuore che batteva a ritmo disperato. Allarmata aveva chiamato il medico che, accorso, aveva constatato la dipendenza, ormai conclamata.
Giovanni, guardandosi allo specchio aveva intravisto uno sconosciuto con la pelle di carta e le labbra secche, un ragazzo che aveva scambiato tutto se stesso con una polvere che ora era capace di regalargli angoscia e tremori.

La risalita era stata dura e difficile. Le prime settimane erano state un corpo a corpo contro i fantasmi della sua stessa mente.
Il corpo urlava, reclamando il veleno a cui era stato abituato, le notti erano popolate da incubi vividi che lo lasciavano stremato. Aiutato da specialisti e medici, rimaneva a guardare le ore sul quadrante dell’orologio, celebrando ogni minuto di sobrietà come una vittoria nella sua guerra personale.
Aveva riscoperto il valore delle piccole cose. Il sapore del caffè bevuto lentamente, una camminata nel parco, il piacere di un sonno naturale e profondo, la compagnia degli amici veri.
Aveva chiesto scusa ai suoi genitori ed era tornato ad essere di nuovo figlio, un ragazzo su cui poter contare.

Guarire dalla cocaina è un lungo processo di apprendimento nuovo in cui il cervello ha bisogno di molto tempo – spesso quantificato da uno a due anni – in cui vengono ripristinati i normali livelli di dopamina.
La realtà quotidiana sbiadisce, diventando un intervallo grigio tra una dose e l’altra e ciò che veniva usato per potenziare la vita finisce per sostituirla, riducendo l’essere umano ad un guscio vuoto.
Dietro la patina di lusso e successo che spesso lo accompagna, il consumatore resta solo con l’erosione della propria dignità, con la solitudine delle stanze buie della mente e con lo sguardo perso di chi ha scambiato il proprio futuro con un istante di finta gloria.

La guerra che si combatte contro la dipendenza da cocaina è silenziosa e difficile ed ogni giorno, sotto la superficie della normalità, la posta in gioco non è solo la salute, ma l’essenza stessa dell’individuo.
La Dipendenza da sostanze stupefacenti e psicotrope è una problematica seria.
Fin dal 1859, anno dell’isolamento del suo principio attivo dalle foglie di coca, pianta millenaria originaria del Sudamerica, la cocaina ha attraversato la storia moderna con tratti sempre differenti.

Prodotta inizialmente dall’industria farmaceutica e commercializzata come un potente antidepressivo e stimolante, ha trovato impiego in ambito terapeutico e bellico.
Oggi, tuttavia, la sua natura è profondamente mutata: inserita nella Tabella I delle sostanze stupefacenti dal Ministero della Salute, è classificata come una droga estremamente pericolosa. L’attuale prevalenza del suo aspetto ludico e ricreativo l’ha trasformata in una sostanza di facile consumo, diffusa sotto forma di polvere da inalare o cristalli da vaporizzare.

Gli effetti, immediati e violenti, spaziano dall’euforia a un’eccitazione febbrile, portando a una stimolazione psicoattiva che spesso sfocia nella perdita di contatto con la realtà.
Eppure, dietro questa facciata di onnipotenza, si celano effetti collaterali devastanti, primo fra tutti una grave e profonda dipendenza psichica.
Quando il consumo occasionale scivola nell’abuso, il cervello si adatta a questa costante sovrastimolazione, rendendo l’individuo incapace di trarre piacere dalle normali attività quotidiane, che smarriscono improvvisamente ogni senso e valore.

Per approfondire queste ed altre dinamiche: È Tossico: Viaggio nelle Dipendenze e nei Comportamenti Devianti

Beatrice