La rubrica Spoiler – in formato podcast è cura della giornalista Beatrice Silenzi – direttore responsabile di Fabbrica della Comunicazione.
Incontri con uomini straordinari occupa un posto singolare nell’ambito del Novecento Non è un trattato, non è un romanzo, è un memoir del mistico greco-armeno Georges Ivanovič Gurdjieff.
Come l’autore stesso chiarisce, l’opera si colloca al centro di una trilogia ideale: segue I racconti di Belzebù a suo nipote e precede La vita è reale solo quando io sono.
In questi tre testi l’autore espone il nucleo del suo pensiero, con insegnamenti, riflessioni e indicazioni pratiche che, nelle sue intenzioni, dovrebbero aiutare l’umanità a condurre un’esistenza più consapevole e autentica.
Attraverso il racconto dei suoi incontri con figure che egli definisce “uomini straordinari”, Gurdjieff guida il lettore lungo un percorso che attraversa i principali temi dell’insegnamento impartito presso l’Istituto per lo sviluppo armonioso dell’uomo.
Ma in che senso questi uomini sono “straordinari”?
È lo stesso scrittore a fornire la definizione: un uomo straordinario è colui che si distingue da chi lo circonda per l’ingegnosità della mente e per la capacità di dominare le proprie manifestazioni interiori, mantenendo al tempo stesso un comportamento giusto e tollerante nei confronti delle debolezze altrui.
GUARDA IL VIDEO QUI
Figura enigmatica e carismatica, Gurdjieff giunse in Francia nel 1922, acquisendo rapidamente la fama di maestro atipico. Al centro del suo insegnamento vi era l’idea che l’essere umano viva abitualmente in uno stato di sonno e che il compito fondamentale di ciascuno sia quello di risvegliarsi.
Per trasmettere tale messaggio, che si diffuse rapidamente in ambienti sociali molto diversi tra loro, egli attingeva a dottrine orientali antiche e a pratiche come le danze sacre, per le quali compose egli stesso la musica.
Incontri con uomini straordinari venne pubblicato nel 1963 (postumo), ma la gestazione inizia nel 1927 e per molti anni viene rielaborato.
Questo dato cronologico colloca l’opera nel pieno di un secolo che frana e si reinventa. In cui l’Europa attraversa guerre mondiali, rivoluzioni, industrializzazione, nascita della propaganda, l’esplodere di avanguardie, della psicoanalisi e di nuove spiritualità: dalla teosofia all’antroposofia.
Un sistema sincretico tenuto insieme da una grande disciplina di lavoro interiore destinata a diventare una delle menti più geniali dell’esoterismo moderno. Nell’introduzione Gurdjieff scrive: “In questi racconti vorrei esporre, secondo un principio di successione logica, tutte le idee che avevo intenzione di far conoscere in questa serie delle mie opere, perché servano come materiale preparatorio costruttivo…”.
È autobiografico nella misura in cui lo scrittore è testimone di un’educazione all’osservazione, ed archivista di un’epoca in cui l’idea stessa di conoscenza non coincide con l’accumulo di nozioni, ma con la trasformazione di chi conosce. Trattandosi di una narrazione autobiografica, Gurdjieff si presenta come il principale testimone della materia che tratta.
Ciò non significa, tuttavia, che Incontri con uomini straordinari debba essere letto come una cronaca rigorosamente fedele ai fatti.
È noto come, nel genere memorialistico, la verità sia spesso plasmata e trasformata dalla memoria, dall’intenzione narrativa o dalla necessità simbolica, talvolta in modo consapevole, talvolta involontario.
Figlio di un cantastorie depositario di una tradizione trasmessa oralmente, l’autore adotta uno stile che sembra riflettere profondamente l’educazione ricevuta.
Il suo racconto è talvolta arricchito da elementi fantastici e affermazioni audaci, eppure mantiene una coerenza interna lungo tutta l’opera.
A ciò si aggiunge una marcata dimensione avventurosa, che si intreccia all’intento autobiografico e a quello, esplicitamente dichiarato, dell’insegnamento.
Come egli stesso spiega, la sequenza dei personaggi segue un ordine in larga parte cronologico, scandito dalle tappe della sua vita.
Non a caso, il primo “uomo straordinario” è il padre, seguito dal primo tutore e dai primi amici.
Ogni figura diventa occasione per introdurre un principio, un valore o un insegnamento, trasformandosi quasi in una personificazione vivente di una specifica lezione.
Il padre, in particolare, incarna l’idea che un’educazione adeguata possa formare fin dall’infanzia individui capaci di responsabilità e autonomia.
I messaggi che attraversano il libro sono numerosi e concorrono, nella visione dell’autore, alla costruzione di un essere umano il più possibile completo.
L’opera non si limita dunque a tracciare un sentiero di sviluppo individuale, ma mette in relazione il mondo fisico e quello psichico, la dimensione filosofica e quella spirituale, nella costante ricerca del senso dell’esistenza.
Gurdjieff richiede sempre massima presenza e attraverso questo manuale, è possibile attingere per allargare la visione della realtà e per dare nuova linfa all’Io interiore sopito e sopraffatto dalla meccanicità richiesta dalla società contemporanea.
Se Incontri con uomini straordinari nasce dentro il modernismo, si propone tuttavia come il suo antidoto poiché vede in questo ambito il rischio di meccanizzazione dell’umano, in cui la dimensione letteraria e quella operativa sono inseparabili.
Straordinario è dunque il padre che trasmette memoria poetica e senso dell’onore; il tutor che disciplina lo studio; il compagno che incarna la fedeltà; l’aristocratico che mette a disposizione mezzi e visone; l’artigiano che insegna la precisione; il cercatore che vive la conoscenza come rischio.
La conoscenza diventa mestiere. Poi c’è il viaggio: il Caucaso, l’Asia Centrale, l’idea del “monastero nascosto”, le confraternite, le tradizioni segrete, la fascinazione per l’Oriente.
La ricerca nel libro non è soltanto individuale, al contrario, emerge una dinamica di gruppo, anticipando un tratto distintivo di quanto Gurdjieff farà in una comunità di cercatori.
La sua visione della modernità – in cui l’essere umano vive per lo più in uno stato di “sonno”, attraverso reazioni meccaniche, emozioni automatiche, pensiero associativo, volontà frammentata – è chiara.
Il progresso diventa il luogo perfetto dell’automatismo: rumore, velocità, imitazione, opinioni, identità prefabbricate in cui l’uomo si perde da solo tra abitudini e identificazioni. Di più, la tecnica non significa crescita dell’uomo, ma dispersione e se l’essere umano è “addormentato”, allora la sua prima responsabilità è svegliarsi.
L’uomo ordinario è pluralità: desideri che cambiano, pensieri che si contraddicono, emozioni che governano a turno. L’etica non è morale, distinta tra bene e male, ma energetica e percettiva: quanta attenzione possiedi? quanta ne sprechi? quanta ne falsifichi con l’immaginazione?
La spiritualità è un punto decisivo. In un’epoca in cui essa spesso si confonde con il benessere emotivo, in Gurdjieff rappresenta il contrario: fatica, urto con sé stessi, disincanto delle illusioni. Diverse letture critiche e divulgative richiamano la connessione di Gurdjieff con altri maestri del Novecento: Rudolf Steiner, Simone Weil, Ouspensky, Franco Battiato.
“Fabbrica della Comunicazione. Il Linguaggio dei Media” è il mio libro sulla comunicazione e Media







